Capitolo I: Oscar

-Quanto le odio ‘ste baggianate-, disse Oscar scagliando il suo telefono. Non sopportava il fatto che avrebbe dovuto avere a che fare con le persone del mondo esterno, tutte uguali, con quel sorriso che secondo lui nascondeva una tristezza grigia e ricevere poemi, specialmente appena sveglio, non era il miglior modo di iniziare la giornata.
Erano le 14:15 del pomeriggio ed era appena partita la sveglia a suon di natura e musica rilassante che, per lui, era soltanto un futile tentativo di migliorarsi in qualche modo almeno l’inzio della giornata, ma tutto sommato riusciva nell’intento di farlo uscire dal tepore delle coperte che amava tanto sentirsi addosso; restando seduto sul bordo del letto era solito strofinarsi gli occhi e mugugnare per qualche secondo fino a quando non decideva di alzarsi e aggiustarsi un po’ l’aspetto allo specchio per il giorno che lo aspettava.
Il breve tratto che portava fino al bagno era cosparso di un odore unico e cupo, giusto con qualche richiamo al puzzo dell’ alcol e del fumo, ma non era quello l’odore. Non era né l’odore del portacenere né quello delle chiazze appiccose del suo veleno preferito che gli era caduto quella sera, era l’odore di mille progetti di una vita iniziati e mai conclusi, era la traccia della sua passione che ardeva forte, che ogni giorno lo bruciava fino all’anima. Ogni passo che faceva verso lo specchio si faceva sempre più carico di quella che sarebbe stata una giornata deludente identica a quella passata.
Dopo aver strizzato gli occhi per abituarsi alla luce accesa, si osservava per molto tempo allo specchio in ogni suo dettaglio: iniziava dai capelli, spesso erano talmente unti che si riunivano in grosse ciocche indivisibili. -Nulla che una doccia fredda potrà risolvere- sospirava tra se e se mentre il suo sguardo si abbassava agli occhi, quegli occhi erano lo specchio della sua infinita passione che anche un bruto svuotato di qualsiasi sentimento sarebbe stato catturato dall’affilatezza di quel suo sguardo che se scrutato con attenzione lasciava tracce di bontà e allegria soppresse però dalle sue occhiaie segno di cento e una notte trascorse a far tutto quello che farebbe un amante della notte, meno che dormire.
Non vi illudete, Oscar era una persona che teneva all’aspetto fisico tanto da spingersi anche a frequentare sporadicamente una palestra del quartiere, non aveva mai avuto un corpo da gladiatore, giusto quanto servisse a lui per sentirsi “abbastanza”, una volta uscito dalla doccia stava minimo mezz’ora ad asciugarsi i capelli, dopo trascorreva volentieri altrettanto tempo in camera a prendersi cura di ogni capo di abbigliamento che aveva e a seconda di cosa gli faceva provare ogni paio di jeans e ogni camicia decideva cosa mettersi.
Era un passionale e come tale ogni aspetto della sua vita veniva vissuto secondo il suo sentimento, quello che provava nel momento dettava lo svolgimento delle sue giornate a partire dall’abbigliamento fino alle decisioni per il futuro; fino a quel momento infatti ogni singolo momento precedente al suono della sua sveglia era frutto del suo istinto, ogni decisione, ogni minimo dettaglio era curato sempre sotto l’aspetto sentimentale; odiava fare ragionamenti esagerati su qualsiasi tipo di problema, che a suo dire -Servono soltanto a girare attorno alla polpa, per evitare di dire quello che si prova che in fin dei conti è più importante del fottuto problema-. Dopo essersi preparato iniziava il classico giro per l’appartamento, tanto per sgranchire un po’ le gambe e mangiare qualcosa per “colazione”.
Il resto della sua casa come avrete potuto dedurre non era certamente un bijoux del Settecento, piuttosto era il risultato del suo esile stipendio di cameriere, tanto che smontò e rimontò il tutto svariate volte per accontentare i suoi pruriti…”artistici”, fino a che non si ritrovò con cucina, bagno e camera da letto in formato mignon per riuscire a far posto a una stanza che potremmo chiamare “salotto” di dimensioni seppur mediocri, riusciva comunque nell’intento di avere un certo fascino; il suo angolo preferito era quello con la finestra e la sua sedia preferita sulla quale leggeva spesso e volentieri mentre, tra una pagina e l’altra, alzava lo sguardo alla strada; vedere quel via vai di macchine si sentiva come l’uomo più fortunato al mondo, ghignava ogni volta al fatto che nessuna di quelle persone nelle loro macchine avrebbe mai provato quello stato di estasi, seppur effimero, che provava lui quando si sedeva li; ghignava sentendosi padrone del suo mondo che quelle formichine non avrebbero mai potuto inquinare.
Era tutto come voleva lui, conosceva a memoria le sue giornate e quella monotonia rendevano il tutto ancora più comodo. C’era forse una sola cosa che poteva dargli filo da torcere. Ci pensava da un paio di giorni. Sarebbe successo, era inevitabile. Quello che il suo sesto senso non gli diceva era che quella cosa che ripudiava stava proprio per arrivargli davanti alla porta di casa…

4 comments on “Capitolo I: OscarAdd yours →

        1. Perché lo è. Stasera faccio nottata ed arriva il seguito.
          Ho deciso di scartare l’altro personaggio per ora, me lo tengo per un altro progetto.

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