Capitolo II: Uno o due intrusi

Sentiva il cuore rimbombare forte quasi come se fosse sincronizzato con il rumore dei passi provenienti dall’uscio di casa. Era il solito passo da sbruffone e bluff ambulante che alternava vestiti d’alta classe e orrori caratteriali a sembianze più casual tendenti all’orrendo per cercare di dimostrare a volte una semplicità che evidentemente non gli apparteneva.
Oscar in tutto questo era la triste vittima, non solo avrebbe perso l’occasione per recuperare sonno ma avrebbe addirittura dovuto avere a che fare con sì, l’unica persona con cui riusciva ad avere un’amicizia stabile, ma allo stesso tempo rappresentava il tipo di persona che ripudiava con tutta le sue forze. La loro relazione infatti era un continuo punzecchiarsi l’uno con l’altro. Era un alternarsi di varie emozioni indifferentemente dall’argomento o dalla situazione in cui si trovassero. Vaughn era un oasi del deserto, una garanzia per i morti di sete che costantemente gli ronzavano attorno; mentre Oscar era…un cammello. Un cammello con cui l’oasi aveva a che fare quelle due o tre volte nell’arco di un’eternità, ma andava bene così. Tutto questo era soltanto la cornice del vero bene che infondo si volevano.
Il momento oramai era arrivato, gli unici pensieri che aveva per la testa erano il fatto che da un attimo all’altro avrebbe dovuto abbandonare la sua sedia preferita, il secondo era Vaughn: come si sarebbe presentato questa volta?
Sollevò le gambe fino a portarsi alla spioncino dove vide Vaughn per la prima volta dopo molti anni.
-Se non ti togli quel fottuto cappellino dei Nicks puoi sognarti di entrare.-
-Madre, che entusiasmo che portiamo oggi eh.-
-…-
-…-
-Dai entra, prima che ti si gelano quelle due corde di violino che chiami capelli.
-Finalmente un po’ di affetto eh…e comunque non si chiamano cappellini, siamo nel 2015 e ti pregherei di utilizzare un vocabolario adeguato.
Snapback, per favore.-
-Nah senti quel coso puoi chiamarlo anche Fido e dargli il biscottino quando fa il bravo, ma a me quel coso che porti in testa fa veramente schifo, ma è possibile che anche quando devi buttare l’immondizia esci in frac e due volte che ci vediamo noi tu devi presentarti ogni volta vestito come se ti avesse vomitato addosso la nike in persona?-
-Oh ma dov’è finito l’affetto di prima eh? Insomma. Almeno io sono vestito e non mi si vede nulla sporgere dalle mutande, eh?-
-Ma levati, sapevo saresti venuto ma non immaginavo sarebbe stato proprio oggi, mi sarei reso presentabile altrimenti. Intanto che rastrello qualcosa da mettere, fatti comodo.-

-Certo che ti sei fatto proprio un posticino niente male Oscar…sì il quartiere non è più quello di una volta, ma con una casa del genere non hai neanche bisogno di viaggiare..-
-Come dici?-
-Assolutamente. Hai l’umidità di Singapore e lo smog di Caracas nella comodità di casa tua, vedo.-
-E io che ti do retta fannullone. Fammi fare che forse ho trovato qualcosa.-
-Ma dai quanti secoli sono che non apri finestra? C’è un puzzo talmente anestetizzante che neanche le mosche volano…Oscar?…Argh, senti vado ad aprirti una fottuta finestra prima che moriamo.-

-Ma Signore, Oscar! Che stile! Come siete splendenti staman-
-HA HA parla quello vestito da clown, poi che hai aperto a fare? Non dobbiamo andare?-
-Con l’aria che respiravo mi portavi via tu. In carrozzina. Forza –
A questo, Vaughn e Oscar si scambiarono sorriso amichevole seguito da una pacca sulla spalla, con il primo comunque stranito dai possibili piani di Vaughn.
Cosa gli frullerà per la testa?

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